Fonte: Ufficio Stampa Comune di Livorno
“Il nostro territorio ha le caratteristiche per uno sviluppo anche migliore del resto della Toscana. Vogliamo arrivare al 2016, anno che l’Irpet ci indica come quello del recupero definitivo di quanto perso con la crisi attuale, senza stare a guardare e dire “si vedrà cosa succede”, ma da protagonisti in grado di costruire il futuro della città e dei nostri figli”.
E’ quanto ha affermato il sindaco di Livorno Alessandro Cosimi a conclusione dell’intervento che ha svolto questa mattina al Lem, dove è stato presentato il rapporto dell’IRPET (Istituto Regionale Programmazione Economica Toscana) sulla situazione congiunturale del SEL 14 (Sistema Economico Locale Livorno-Collesalvetti) per l’anno 2008.
Ad illustrare il rapporto è stato Stefano Casini Benvenuti, dirigente IRPET, alla presenza, oltre che del Sindaco di Livorno, dell’assessore comunale all’Innovazione Darya Majidi, dell’assessore provinciale allo Sviluppo Economico Piero Nocchi, dell’assessore alle Attività produttive di Collesalvetti Benedetto Tuci.
Quest’anno uno spazio particolare è stato dedicato ad una prima riflessione sui comportamenti innovativi delle imprese dell’area livornese, oltre alla tradizionale analisi di quanto è accaduto nel SEL 2008-2009. Questo perché, secondo i ricercatori dell’IRPET, se è vero che il 2008 e ancor più il 2009 sono segnati dagli effetti reali della crisi finanziaria iniziata verso la fine del 2007, sarebbe un errore pensare che la crisi sia la causa unica delle difficoltà che anche l’economia livornese assieme a quella toscana e italiana stanno attraversando. Secondo i ricercatori IRPET infatti i nostri sistemi produttivi mostrano crescenti problemi di competitività attribuibili ad una bassa propensione ad innovare.
La relazione del dirigente Irpet Stefano Casini Benvenuti.
Come ha dettagliatamente spiegato il dottor Casini, la fase di recessione ha colpito nel 2008 anche il Sistema Economico Locale Livornese (SEL 14: Comune di Livorno e Comune di Collesalvetti) facendo registrare un – 0,7% del Prodotto Interno Lordo.
Il risultato negativo è, comunque, migliore della performance nazionale (-1,0%) e regionale (- 1,2%).
L’Irpet conferma che tale minore negatività, rispetto ai contesti territoriali più ampi, è motivata dalla struttura del SEL che è meno dipendente dalle dinamiche del commercio mondiale e più da quelle della domanda interna nazionale e regionale, che pure sono in flessione.
Le esportazioni estere, comunque, sono diminuite di “appena” – 3,3% a fronte di una caduta regionale di – 8%.
L’andamento non può, però, definirsi positivo stante la perdita della produzione industriale (- 4,3%) che è relativa ai settori più qualificanti: cantieristica, automotive, petrolifero, meccanica.
Anche il terziario, per la stagnazione della domanda di imprese, pubblica amministrazione e soprattutto famiglie, è in calo (-0,3%).
Gli altri servizi – trasporti, ristoranti, credito – tengono, in particolare le attività del porto continuano a crescere sia nella componente di merci, containers sia nella componente di mezzi e persone.
L’occupazione cresce di circa 500 unità standard U.L.A. (Unità di Lavoratori Annuali, che non sono i lavoratori), il che può essere motivato da una minore produttività o, più probabilmente – a produttività costante – del fatto che, spesso, le fasi congiunturale di crisi determinano un calo occupazionale in tempi successivi al verificarsi della crisi stessa.
Così pure i rinnovi contrattuali hanno bilanciato, ma solo per il momento, gli effetti della crisi per i redditi da lavoro dipendente.
Indipendentemente dalla crisi e in tempi precedenti al suo manifestarsi, il “sistema” Italia, la Regione, il SEL livornese presentavano carenze strutturali e, quindi, di andamento economico.
Tali problematiche fanno ipotizzare tempi di reazione alla crisi per il SEL più lunghi e faticosi con un calo del PIL di – 5,2% e – 1.400 unità di lavoro nel 2009. Di ripresa si parlerà solo nel 2011.
L’elemento di differenziazione tra sistemi economici e lo strumento di agevolazione della ripresa è la competitività indotta dall’innovazione. Ma l’indagine Irpet, che ha analizzato la propensione verso l’innovazione e i servizi avanzati delle imprese livornesi, ha verificato un loro approccio poco significativo in tale senso.
Da qui l’importanza dell’intervento del Comune di Livorno che con il “Libro bianco per l’innovazione tecnologica” si propone l’obiettivo di favorire e realizzare- per quanto di competenza- l’innovazione del tessuto imprenditoriale.
L’intervento dell’assessore all’innovazione Darya Madidi
Competenza, cuore, coraggio, sono secondo l’assessore Majidi le tre “C” che servono alle imprese livornesi per uscire dalla crisi. Quanto alla risposta del Comune di Livorno per il superamento della crisi e della debolezza strutturale nel senso della competitività che è determinata dalla ricerca e dall’innovazione si trova, secondo l’assessore, nel “Libro Bianco dell’Innovazione Tecnologica” approvato dalla Giunta comunale il 2 novembre scorso.
Il Libro Bianco dell’Innovazione Tecnologica contiene il programma strategico per l’Innovazione che delineerà un vero e proprio Piano d’Azione con obiettivi declinati secondo Assi strategici – Misure e Azioni con l’apporto del cosiddetto “Tavolo per l’Innovazione” che vedrà la partecipazione di rappresentanti istituzionali, della società economica nonché di esperti della strategia generale e settoriale. La prima riunione di questo tavolo è prevista per il 1° dicembre.
Punto di partenza sarà la condivisione da parte della rete degli “innovatori” delle aree strategiche d’intervento quali portualità e logistica, energia, ambiente, chimico/petrolchimico, nautica etc .
Il lavoro sarà di indicare la soluzione concreta ai seguenti obiettivi:la diffusione della cultura scientifica e dell’innovazione; il sostegno allo sviluppo innovativo dei settori emergenti; l’ innovazione delle imprese esistenti e la nascita nuove imprese innovative; il consolidamento per l’internazionalizzazione delle imprese in rete, in cluster, in stretta collaborazione con i Centri di ricerca e le Università; la facilitazione dell’accesso alle risorse finanziarie a supporto dei processi di innovazione; il rafforzamento del ruolo della pubblica amministrazione nella direzione dell’Innovazione.
Ineliminabile come indicatore di metodo e, nello stesso tempo, come obiettivo è l’intesa tra le Istituzioni del territorio e la stretta collaborazione tra i protagonisti di questo percorso: la pubblica amministrazione per strutturare la cornice d’intervento e dare spazio alle imprese innovative; le imprese che saranno anche aiutate a manifestare i bisogni inespressi di innovazione; le Università ed i Centri di ricerca che recepiranno le esigenze di innovazione quali momenti importanti per orientare la loro attività.
Il metodo non potrà prescindere dall’individuazione di indicatori di risultato e dalla definizione dei tempi di realizzazione.
L’intervento del sindaco Alessandro Cosimi
L’Irpet, nella sua lettura della situazione economica del Sistema Economico Locale (SEL) livornese, ci dice che il Pil è tecnicamente più alto rispetto al resto della regione più per fattori di stasi che di innovazione, pur in presenza di casi di “eccellenza” industriale. Lo ha detto nel suo intervento il sindaco Cosimi, specificando che ciò significa che questa “positività” o la si innesta di forti elementi di innovazione (di processo, di prodotto, di sistema), opppure non saremo in grando di sfruttarla alameglio per agganciare la ripresa economica che seguirà l’attuale fase di crisi.
Attualmente infatti il basso valore aggiunto delle produzioni necessita di una forte iniezione di sapere, e questo può avvenire costruendo relazioni stabili con i luoghi di ricerca e produzione del sapere, in primisi le Università.
La struttura produttiva del nostro territorio, con una massiccia presenza di terziario e una situazione del manifatturiero in costante calo (il suo valore aggiunto è passato dal 20% del 1995 al 15,4 del 2009, sul totale dei diversi macrosettori economici) da un lato, l’esperienza messa in campo nella componentistica auto dall’altro, con la creazione di centri di ricerca qualificati – come il Compolab o l’Università di Pisa, all’avanguardia mondiale in questo settore – ci spinge a delineare uno scenario in cui prefiguarre lo sviluppo di un nuovo settore, il “terziario produttivo”.
Esso si muove nella produzione e costruione delle idee e al tempo stesso le trasforma in prodotti inovativi, in grado di competere nel mercato e di radicare in questo territorio anche le multinazionali.
Nella componentistica questa scelta può evitare l’obsolescenza dei prodotti e permetterci di rimanere agganciati al quella parte del nostro Paese, il nord ovest, dove si sta sviluppando una politica industriale a livello di macroregione, ma che condiziona e indirizza la srtessa politica industriale nazionale.
Nel campo della logistica, a noi molto caro, innovazione significa sviluppare il collegamento ferorviario ad alta velocità/alta capacità tra Porto, Interporto e nodo fiorentino, per poi raggiungere il nord Italia ed Europa. Mi auguro che lo spostamento della stazione fiorentina dedicata all’alta velocità non comporti ritardi in questa direzione, perlatro già assunta insieme alla Regione Toscana.
Oggi la politica è chiamata ad agire, attraverso le istituzioni, per favorire l’evoluzione industriale dei territori, e nel nostro vedo due elementi centrali: quello energetico, con collegamento al settore dei rifiuti, e quello dei Servizi Pubblici Locali.
In ambito energetico occorre una scelta regionale rispetto alla presenza della centrale Enel, oggi attiva solo nei momenti di picco della domanda di elettricità, con i suoi 260mila metri quadri di area occupata, alimentata a olio BTZ. Una presnza di questo tipo regge ancora il rapporto “costi/benefici” per il territorio. O non è il caso di immaginare un piano d’impresa, da realizzare in 5 anni, che vede questo polo energetico innovarsi tecnologicamnte, produrre energia con il CDR (combustibile derivato dai rifiuti)? A mio avviso unica risposta possibile alla richiesta di massima limitazione all’uso delle discariche per i rifiuti urbani e per il miggiore smaltimento dei 7 milioni di rifiuti industriali, che altrimenti rischiano di ridurre drasticamente gli anni di utilizzo degli impianti esistenti. Occorre cioè, perdonate il brutto termine, tecnologizzare il rapporto con i rifiuti.
Per ciò che riguarda i Servizi Pubblici Locali il mio pensiero è rivolto prioritariamente al settore “acqua”. Se da un lato non è possibile pensare che la tariffa non può, da sola, sostenere le spese d’investimento necessarie al rinnovo della rete idrica, dall’altro dobbiamo pensare a piani industriali che vedano una chiara compartecpazione pubblico/privato. Rilacio qui una proposta lanciata a Confindutria. In questi giorni abbiamo discusso con ASA il Progetto Rivellino, per affrontare la questione dell’acqua industriale. Sono 28 milioni di euro di investimento, noi ne abbiamo trovati 5. Vorrei rivolgere qui una proposta a Confindustria: facciamo una cosa molto semplice, costruiamo un project fincing insieme, le aziende che devono pagare il canone dell’acqua industriale mettano a sconto del canone la propria partecipazione al progetto. Noi ci stiamo, il problema vero è che qui abbiamo bisogno di progetti di medio e lungo periodo su strutture importanti, che siano capaci di attirare capitale di rischio.
Per fare tutto ciò serve un impegnativo lavoro comune, in cui ognuno svolga il proprio ruolo. Il nostro territorio ha le caratteristiche per uno sviluppo anche migliore del resto della Toscana. Vogliamo arrivare al 2016, anno che l’Irpet ci indica come quello del recupero definitivo di quanto perso con la crisi attuale, senza stare a guardare e dire “si vedrà cosa succede”, ma da protagonisti in grado di costruire il futuro della città e dei nostri figli.
Dalla crisi si esce, sia se le aziende livornesi hanno la capacità di innovare, sia se il tavolo della leadership (del quale fanno parte le istituzioni, i rappresentanti degli imprenditori e dei lavoratori) è autorevole”.